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Come non fare la figura dei cretini sul LinkedIn

“Scusi…ma se vuole sapere di cosa mi occupo vada a vedere il mio profilo”

Quante volte abbiamo ricevuto risposte acide su LinkedIn?

Io diverse volte ma ogni volta sono riuscita a far capire il mio punto di vista anche se magari dall’altra parte non veniva condiviso.

Adesso mi chiederai a che pro?

Se i miei valori passano per il rispetto, l’educazione, il saper ammettere se ho sbagliato, voglio che dall’altra parte ci sia uno specchiamento di questi valori e dove non li trovo allora considero il contatto “non buono”.

Se capisci l’ambiente hai vinto!

Certe volte le persone che mi hanno risposto in malo modo si sono accorti di aver fatto un errore, e da lì è nata una conversazione.

Questi inciampi avvengono perché le persone non si rendono conto che l’ambiente sul quale stanno lavorando in questo caso LinkedIn, è diverso da quello off line, ma anche diverso da quello di altri canali social.

Conosco diverse persone che hanno perso posti di lavoro per essersi comportati in malo modo con fornitori clienti o altre figure importanti perché non hanno saputo interpretare l’ambiente.

Immaginiamo ora di entrare in ufficio cominciando ad urlare verso tutti, oppure cercando di vendere i prodotti di bellezza alle nostre colleghe durante l’orario di lavoro.

Questo è un semplice spaccato di quello che avviene su LinkedIn adopera di persone che non si sono rese conto di dove stanno operando in quel momento.

Se hai una rete attorno a te non starai mai male

La prima cosa da fare è capire con chi stiamo parlando, andando a fare un’analisi molto profonda del suo profilo, per poi chiedere ulteriori informazioni.

Avere una rete che conosciamo realmente è la chiave del successo di LinkedIn.

C’è chi poi mi dice: “ma io perdo troppo tempo a fare queste cose… devo cercare clienti”, oppure: “devo fare il mio lavoro”, come se questa attività non fosse parte integrante del lavoro di ognuno di noi, cioè quella di crearsi una rete che ci possa aiutare a raggiungere il nostro obiettivo.

Io a quel punto mi domanderei se effettivamente sono capace a gestire il mio tempo, il cervello umano e refrattario ai cambiamenti ma l’evoluzione ci sta portando invece ad amare i cambiamenti mantenendo strette a noi solo le cose essenziali che ci fanno bene.

Evolversi significa andare avanti non andare indietro oppure rimanere fermi.

Il passaparola funziona solo per le aziende già presenti nel settore oppure che hanno un prodotto molto particolare quindi sono uniche e indispensabile.

Per tutte le altre persone il passaparola è un fragile strumento incontrollato che a fasi alterne dona gioia o noia.

Ora immagina che il tuo responsabile commerciale domani si licenzi e se ne vada un’altra parte, porterà con sé molti clienti ma soprattutto potrebbe rovinare la reputazione dell’azienda precedente senza violare alcun vincolo del suo contratto.

Potrebbe andare a lavorare in un altro settore parallelo dove apparentemente non ci sia competitività con te.

Oppure potrebbe lavorare in maniera nascosta per il tuo competitor.

Il passaparola deve essere strutturato, cioè mappato identificando le persone che effettivamente ci stanno facendo del bene e stanno parlando bene di noi (clienti, fornitori, dipendenti, ecc.).

Esercizio potentissimo da fare subito

Prendi la tua rubrica telefonica e trasporta su un file di calcolo o Excel, 50 nomi delle persone che secondo te stanno parlando bene della tua azienda o del tuo prodotto e poi contattami cliccando qui.

Ti mostrerò velocemente come potrei sfruttare le informazioni che appena mappato.

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